Due Fatti di Cronaca Nera. Ed Un solo Silenzio.

“Due fatti di cronaca nera. Su cui non dirò nulla di profondo. Perché “su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”, come chiudeva un importante libro del secolo scorso. E perché ho paura delle folle infuriate, siano le folle virtuali o siano esse fin troppo reali. Perché ho paura dell’orrore tramutato in gioco, pettegolezzo e merce. Perché ho paura delle semplificazioni. E della giustizia, quando la giustizia straripa dalla razionalità delle sue procedure, quando abbrevia la distanza dalle passioni terrene e dalle certezze divine.

 

Solo una cosa, in qualche maniera politica, proverò quindi a suggerire. E sarà come dire una cosa, eppure, al contempo, sarà come non dire nulla. Ed è questo silenzio, in effetti, quanto davvero vorrei condividere.

 

Due fatti di cronaca nera, allora. E non è stato un tunisino, un clandestino, un marocchino.Non è stato un nigeriano, un albanese, un africano, ad esser vaghi. Non è stato uno zingaro, un rumeno, un sudamericano. Non è stato un musulmano, un jihadista, un giovane tossicodipendente. Non è stato un punkabbestia e non è stato neppure il suo cane.

 

Non è stato un calabrese, un camorrista, un anonimo immigrato curdo, uno scafista. Un filippino, cinese, bengalese. Un pakistano, sikh e vietnamita. Non è stato un anarco-insurrezionalista, un terzomondista, un pezzo deviato dei servizi.

 

Non è stato il Fondo Monetario Internazionale. La Merkel. E non è stato l’Euro. I bianchieri sionisti. I brokers arrivisti. Non è stato un politico corrotto. Un tangentista, un evasore forse. Non è stata una lesbica. Una drag queen. Un omosessuale.”

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http://m.huffpost.com/it/entry/5503482

 

 

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Ho votato Partito democratico ovvero PSE

 

Perché le mie emozioni più viscerali, le mie idiosincrasie, i risentimenti, sono importanti, e mi ruotano nel corpo, m’invadono, ma non sono un argomento valido. Non sono sufficienti. Per votare. Annebbiano. E allontanano. Perché la rabbia, la frustrazione, l’indignazione, sono giuste, ma distruggere non basta, non libera dai mali. E forse addirittura nei mali rinchiude. Bisogna costruire a partire dalla realtà che tutti noi abbiamo condiviso e alimentato ogni giorno, in questi decenni. Perché non esiste la Casta. Oppure la Casta siamo tutti quanti insieme. Perché l’Europa è una risposta alle paure che hanno massacrato milioni di esseri umani, è una risposta alle regressioni identitarie, al razzismo, a chi prima di mettere se stesso in discussione cerca un nemico da incolpare, dei propri mali e dei propri sbagli. Riformiamo noi stessi. E agli altri offriremo un esempio, dopo. Con gli altri troveremo una soluzione. Inventeremo un futuro. Perché la paura non sia una risposta alle mancanze di questa Europa, alle politiche intraprese, a quanto ancora deve compiersi. Un’Europa più attenta ai diritti delle persone, più giusta e solidale. Perché io non mi sento me stesso se non in mezzo agli altri, perché neppure riesco a conoscermi dove tutti mi somigliano, nemmeno riesco a crescere, scoprire, imparare. Gli altri sono un viaggio, la diversità una ricchezza. Perché non possono più chiudersi le porte al mondo oramai, culturalmente oppure economicamente. Impariamo ad incontrarlo allora, a migliorare la sua corsa. A farla più umana. Perché gli ideali sono importanti, ma non devono confondersi la coerenza, il sogno, la lealtà, con la paranoia, l’ortodossia, l’intolleranza. Neanche in nome della legalità, della democrazia, della trasparenza, perché alla loro base ci sono gli esseri umani e gli esseri umani sbagliano si contraddicono e mutano, perché gli esseri umani sono diversi e possono incontrarsi. Perché è quando una sola e superiore Idea ci guida e appiattisce la complessa realtà del mondo che nel mondo si costruiscono prigioni, campi e cimiteri. Perché io credo nella bellezza delle sfumature. Perché non voglio rinunciare agli ideali neppure, ma vogliono costruirli e coltivarli in una realtà possibile, in questa vita incasinata, e sporcarmici, e saper attendere, e se necessario fare compromessi, perché quei forni e campi e morti sono un inno alla purezza, all’incontaminato, al fondamentalismo. E questo vale ogni giorno e in ogni gesto. In ogni parola che agli altri neghiamo. Perché la politica (e l’Europa) significa arrischiarsi oltre se stessi. Perché non posso limitarmi a criticare la Modernità restandone assente ( la comunicazione, la finanza, la globalizzazione…), perché nessuno è fuori del suo tempo, perfino se lo neghi lo respingi o lo rimpiangi. In questo tempo ci stiamo tutti ad ogni modo, allora proviamo a starci dentro per renderlo migliore. Più bello e giusto. In questo tempo e non un altro, non importa se indietro o chissà dove più avanti. Perché questo è il tempo in cui viviamo. E perché sia il tempo giusto per quelli che verranno dopo di noi anche (l’ambiente, la giustizia, la pace). Perché le urla, gli insulti, la violenza, non hanno mai scolpito niente, né dipinto, allargato gli orizzonti. Perché credo nella fragilità e nella dolcezza. Perché ai pugni chiusi oppongo una mano tesa, un più ampio sorriso. Perché aprirsi alla diversità delle opinioni e delle soluzioni, non vuol dire perdere il proprio senso critico, vuol dire acuirlo, accrescerlo, affinarlo. Perché essere responsabili significa non abdicare alle semplificazioni, alle approssimazioni, alle falsificazioni. Perché credo nei cambiamenti, millimetro dopo millimetro. Perché non dimentico della storia umana, della nostra storia, le più tragiche lezioni.

Ho votato Partito democratico, quindi. Non perché sia la perfezione, oppure il mio ideale, ma perché è quel che può funzionare davvero in queste condizioni. Adesso, a queste latitudini. (E faccio un grande in bocca al lupo anche alla Lista Tsipras, perché molto abbiamo in comune)

 

Chi Possiede il Nostro Corpo, infine?

“Perché ai margini estremi della vita sembra rivelarsi la natura reale del Potere. Come una confessione disegnata sulla carne. Il nascere, il morire. Il divenire. E molto hanno scritto, infatti, i filosofi su questo tema e sopra tutti Friedrich Nietzsche e Michel Foucault. Sul governo dei viventi. E sopra il luogo in cui s’incontrano la specie e la persona, il singolo e tutto il popolo: i nostri corpi. Ingranaggi produttivi. Scintille anarchiche. E desiderio.

Tante risposte si potrebbero trovare, ma che il corpo appartenga a Dio, alla Nazione o al Capitale, ad un sovrano oppure a ciascuno, certo non è lo stesso. Non lo è affatto. Ed io vorrei chiedere a ognuno e alle nostre istituzioni, per comprendere. Perché non siamo più sudditi, ma cittadini. O forse crediamo. Chi possiede il nostro corpo, infine?

E mi domando, quindi, chi possieda le spoglie di Erich Priebke. E chi debba possederle. Se quella Germania che aveva incatenato i corpi stessi al proprio destino e tramutato la razza in un dovere estremo, drammatico e che dovrebbe adesso, ancora, assumersi il peso di una simile allucinazione. O se la nostra Italia, quasi fossero un patrimonio universale (del dolore e dell’infamia) quelle spoglie, da conservare a futura memoria, a monito del male che un essere umano può infliggere. Oppure, invece, soltanto al circolo ristretto dei familiari.

E chiedo alle istituzioni perché nascondano e respingano da morto il corpo di un nazista che da vivo avevano rivendicato (per condannarlo, giustamente) e perché, al contrario, accolgano da morti quei corpi che intendevano respingere e abbandonare da vivi. Le vittime anonime di Lampedusa. Di ogni nostra quotidiana Lampedusa.

E mi domando di chi siano allora quelle altre membra. Se degli oscuri fondali marini o dei deserti lontani, delle guerre fratricide. Della povertà. O di una qualche religione. E se non siano tutti i corpi, sempre, un bene comune al contempo dei presenti e dei futuri. Perché possa andarsi oltre l’appartenenza, verso se stessi.

E mi domando di chi fosse, poi il corpo di Piergiorgio Welby. A cui non era dato di scegliersi un destino, la sua libertà. Perché altri avevano risposto in vece sua a quella domanda: il tuo corpo appartiene alla sovranità dello Stato. O del Signore onnipotente. Il tuo corpo appartiene ad un moderno apparato meccanico. E mi domando, allo stesso modo, di chi siano i corpi ammassati ed umiliati dei reclusi nelle nostre prigioni. Se non gli sia stata sottratta la dignità di essere umani. Decaduti ormai ad un piano minimo della vita. E che alla vita, infatti, spesso decidono di sottrarsi.”

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http://www.huffingtonpost.it/luca-calvetta/chi-possiede-il-nostro-corpo-priebke-welby-lampedusa_b_4132425.html?utm_hp_ref=italy

Io Non sono Morto a Lampedusa

“Io non ho chiesto a nessuno di nascere. Non ho scelto alcunché. Nè le mani, le labbra, il passato dei miei genitori. Nè il denaro e la sensibilità che mi avrebbero formato. E neanche le paure o l’amore che avrei ricevuto. Sono nato un giorno di settembre, io, senza volerlo. E senza meriti particolari. Senza altre colpe, neppure, che non fossero il sangue che ho in corpo.

Sono nato cittadino italiano, io. Per puro caso. Sono nato in una famiglia benestante. E non ingrasso se anche mangio molto. Sono nato uomo, bianco e con gli occhi verdi. E godo di tutti i privilegi che questa condizione mi riserva. Per puro caso. O se vogliamo, per la storia che l’umanità ha fino a qui sedimentato.

Per puro caso, allora, e per una certa antichissima violenza.

Sono nato dalla parte opportuna dell’ingranaggio. Acquisto vestiti, alimenti ed oggetti fabbricati in altre parti del mondo o in Italia, anche. Non molto curante, a dire il vero, dei processi, delle mani e dei corpi che li hanno portati fino a me. Deposito soldi, in banca. Spendo, perfino investo, io, dei soldi. Ancora meno consapevole delle loro traiettorie. Purché un margine di profitto sia garantito. E posso permettermi addirittura di esigere che quel cibo sia talvolta biologico, equo e solidale. Che quel conto corrente sia sufficientemente poco chiaro da non recare in calce il nome di una qualche dittatura, all’altro capo del pianeta.

Per puro caso, dunque, e per una certa deliziosa pigrizia.

Sono cresciuto attraversando molti paesi e culture. Camminando sul filo delle frontierecome un equilibrista in scena, durante l’esibizione. Senza pericolo alcuno di cadere. Senza pericolo alcuno di cadere, mai. Perché non mi erano destinate barriere di nessun genere. Dogane. Oceani o procedure di ammissione. Perché l’unica frontiera sono sempre stati i miei soli, altissimi desideri. E per questo, sempre, mi sono potuto dire cosmopolita. Democratico. Liberale. Per pura conseguenza del caso.

Io non ho mai dovuto chiedere a criminali di alcuna sorta un favore, un aiuto, una tutela. Perché solamente chi non ha diritti si trova a comprendere, fin dentro alla propria carne, che i diritti esistono. E si violano. E si lodano come un salmo alla domenica, mentre si pensa a tutt’altro. O non si pensa affatto.”

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http://www.huffingtonpost.it/luca-calvetta/io-non-sono-morto-a-lampedusa_b_4044658.html

In Cile ogni giorno è l’11 Settembre 1973. A 40 anni dal Golpe.

“C’è un antico palazzo infine, al centro di Santiago del Cile, che si chiama La Moneda. E c’è un presidente socialista che l’11 settembre 1973 in quel palazzo è morto. Fedele al giuramento che aveva pronunciato innanzi a tutti i suoi compatrioti. E agli ideali che aveva in cuore. Salvador Allende Gossens.

E c’è quello stesso antico palazzo, nel quale un anonimo generale, al contrario, ha infranto il proprio giuramento. E terrorizzato l’intera patria per due decenni. Augusto Pinochet.

C’è chi tenta di elaborare il lutto, oggi, ottenere giustizia e riformare un paese che ancora è strutturato intorno alle istituzioni, politiche ed economiche, volute dalla Giunta militare. E c’è chi crede invece vi sia poco da elaborare e meno ancora da riformare. Ma non tutte le posizioni si equivalgono.

Perché, tra mille sfumature e visioni del mondo possibili, esistono soglie che non devono oltrepassarsi. Mai. Perché c’è una verità storica. E non equivale alla menzogna. Perché ci sono le vittime. E non equivalgono ai carnefici. Perché ci sono quelli che soffrono, ogni giorno. E quelli che da questo dolore estraggono potere. E ricchezza. Come rame dalla Cordigliera delle Ande.

Perché ci sono coloro per cui l’11 settembre è passato da quarantanni. E coloro per cui invece ogni giorno è ancora l’11 settembre 1973.”

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http://www.huffingtonpost.it/luca-calvetta/in-cile-ogni-giorno-e-l11-di-settembre-1973-a-40-anni-dal-golpe_b_3901175.html

Ascolta l’ultimo commovente discorso di Allende, dal palazzo de La Moneda sotto attacco:

Le Parole della Libertà

“Ma proprio della scelta hanno paura coloro che pensano di possedere la verità. O che hanno costruito la propria identità sul dominio violento dell’altro, cioè sull’assenza di scelta (si pensi alla questione femminile). Un’opportunità non significa mai una costrizione (l’aborto, il divorzio, l’eutanasia…), come hanno più volte voluto suggerire i conservatori.

E proprio della diversità hanno timore coloro che negano la diversità che essi stessi sono e portano dentro. Che tutti noi siamo. E che appare oggi non più come un’opzione tra le altre. Perché siamo in un pianeta senza confini. Una diversità, di pelle, genere, cultura o religione, verso cui, invece, abbiamo scoperto, in Italia, di avere ancora molte difficoltà. Anche per l’assenza di una diffusa e autentica cultura liberale.

Non solo, dunque, ci troviamo ben oltre quella società organica del passato, in cui ciascuno nasceva come parte di un insieme più ampio e nel quale una medesima visione del mondo governava ogni agire, ma abbiamo superato anche lo stadio della mera separazione tra pubblico e privato, tra valori del singolo e virtù civiche. Siamo ormai entrati, senza possibilità di ritorno, in un’epoca di perenne sovrapporsi di pubblico e privato, di confusione costante delle due dimensioni. Si pensi ai social networks. Quasi fossimo ininterrottamente esposti ad uno spazio comune, insieme all’alterità.”

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http://www.huffingtonpost.it/luca-calvetta/le-parole-della-liberta_b_3658315.html

La Sinistra Salvi la Bellezza

“E perché questo sarebbe di sinistra? Perché di sinistra è il desiderio di creare le condizioni per cui ciascuno appunto possa oltrepassare, diventando realmente padrone delle proprie scelte, le condizioni (economiche e culturali) che gli sono state riservate dal caso. Perché di sinistra è il desiderio di allargare l’orizzonte dei possibili, di tutti. E perché una sinistra moderna deve riuscire a coniugare gli imperativi dell’uguaglianza con quelli della libertà. Senza lasciare che quest’ultima sia riservata, in un senso forte, a pochi privilegiati.

Allora si faccia pure tabula rasa del Rinascimento, della sobrietà, della Grecia antica. O come diceva Marcel Duchamp: di un Rembrandt si faccia un tavolo da stiro. Si brucino i versi di Dante. E si scriva un inno di Mameli in dialetto. Ma tutto questo si faccia consapevolmente. Essendo realmente rivoluzionari e trasgressivi. Innovatori. E poeti di se stessi. Liberi. Perché si discutono i gusti. Ma non si discutono gli esseri umani.”

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http://www.huffingtonpost.it/luca-calvetta/la-sinistra-salvi-la-bellezza_b_3813095.html